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sabato 22 marzo 2025

La mia maglia nel Guerin Sportivo

Siamo nell'estate 2003, all'epoca le mie vacanze lontano dalla scuola le passavo spesso al mare nella casa dei miei nonni, oppure direttamente a casa mia, tra compiti, qualche sfogliata a vecchi album, in attesa che alla sera ci fosse qualche bella partita amichevole in tv, dove vedere tutti i nuovi acquisti delle varie squadre.
Una cosa che proprio non mancava in quelle torridi estati era la lettura del Guerin Sportivo: mio papà me lo prendeva ogni settimana e io collezionavo ogni numero che ricevevo.
Dato che le rubriche del settimanale che più mi piacevano erano quelle dei risultati dei campionati esteri e gli articoletti più piccoli e defilati, proprio da uno di questi ultimi avevo letto che ci sarebbe stato un concorso: disegna la maglia della tua squadra per la stagione ventura (2003/'04) e le più belle verranno pubblicate.
Ora, si da il caso che il disegno non fosse proprio il mio forte, così come non lo è tutt'ora. In ogni caso, per me, l'ideazione di una maglia da calcio era veramente qualcosa di troppo divertente da fare! Ecco quindi che, preso il sussidiario di scienze, ho iniziato a ricalcare la figura di un uomo, a cui poter far indossare quanto avessi in testa!
Avevo in mente una maglia dell'Inter, tuttavia, dato che quella stessa estate avevo avuto modo di incontrare tutto il Modena FC in ritiro, alla fine avevo deciso di realizzare qualcosa per il club emiliano.
Vestibilità molto aderente (ebbene si, adoravo la Kombat della Roma e della Nazionale), girocollo e bordini delle maniche blu, sfondo giallo canarino ovviamente, e due bande verticali blu che, a 13 anni, tanto mi sembravano belle e innovative!
Calzoncini blu con una banda svasata gialla su entrambi i lati - una divisa davvero perfetta secondo il mio modo di vedere.
Così, non ricordo se via email o direttamente per posta, ho inviato il mio "capolavoro" alla redazione del Guerin Sportivo, nella speranza che potesse venir pubblicato quanto disegnato.
Passavano le settimane e io la divisa proprio non la vedevo quando, finalmente, un giorno mio papà ha portato a casa il Guerin N. 34 del 2003, in copertina un Kakà appena arrivato a Milano, ancora non lo conosceva praticamente nessuno: in allegato i poster di alcuni neo acquisti d'eccezione, come Appiah della Juventus, Van der Meyde dell'Inter, Cafu del Milan e Chivu della Roma.


Come al solito sono corso a sfogliare le ultime pagine, alla ricerca di quel completo del Modena FC e con mio massimo piacere eccolo li, pubblicato, assieme ad altre divise di altri appassionati come me!


Che contentezza, ovviamente sono corso da chiunque in famiglia per mostrare questo super avvenimento.
Con gli anni ho sempre custodito molto gelosamente questa copia del Guerin, seppur d'estate non avessero mai un granchè da scrivere: per me è stata un'enorme soddisfazione.
So di essere un pò malinconico, a me però i giornalini calcistici piacevano tanto, era davvero uno dei pochi sistemi per tenersi sempre aggiornato prima che internet lo avessero tutti - e i risultati me li ricordavo veramente tutti quanti!

domenica 3 marzo 2024

Lettera dall'U.S. Alessandria

Quando la scorsa settimana mio amico e collega Niccolò mi ha informato di essere venuto in possesso di un paio di lettere intestate U.S. Alessandria, non potevo proprio crederci.
Tanto più che, le lettere in questione, sono datate 1952, hanno praticamente più di 70 anni, e raccontano stralci di vita di quei tempi e, soprattutto, di quel calcio, così diverso da quello a cui siamo abituati oggi.
Una delle due lettere mi è stata regalata e, ovviamente, assieme a Niccolò abbiamo fatto una ricerca approfondita per contestualizzarle nella maniera più corretta.
Innanzitutto partiamo dalla stagione 1951/'52, dato che la mia lettera è datata 3 Aprile 1952: l'Alessandria giocava nel campionato nazionale di calcio in Serie C allo Stadio Giuseppe Moccagatta, era allenata da un ex nazionale come Giacomo Neri e vantava una rosa di soli italiani.


La busta riporta l'intestazione Alessandria U.S., inoltre ha il logo classico dei Grigi piemontesi che tutt'ora campeggia nelle maglie della squadra: era indirizzata a Ronchi dei Legionari, Friuli Venezia Giulia, è lecito pensare che, chi l'avesse scritta, avesse dei legami con quella terra. La lettera è poi firmata alla fine con il nome "Giorgio" che rimanda all'attaccante alessandrino dell'epoca Giorgio Valentinuzzi.
Classe 1931, Valentinuzzi è originario di Monfalcone, Friuli anche qui, è lecito supporre che la lettera l'abbia scritta lui indirizzandola all'amico Arrigo Calligaris - presumibilmente calciatore anche lui visto l'augurio a fine del testo inviatogli.
Valentinuzzi è stato addirittura di proprietà dell'Inter, durante la stagione coi Grigi invece ha messo a segno ben 16 reti (record in carriera); susseguentemente avrebbe vestito le maglie di altre compagini prestigiose quali Bologna, Vicenza e Verona!
Tra le righe si legge di un momento particolarmente complicato, nel quale l'Alessandria faticava a racimolare punti, ecco infatti di seguito lo score delle partite di cui si fa menzione.


Di seguito le foto della lettera originale e la trascrizione:


Alessandria 3-4-52

Caro Arrigo,
Non so proprio come incominciare questa mia lettera, per porgerti le mie scuse, e precisamente per non averti mai scritto in questo tempo nemmeno due righe, ma spero tu mi scuserai, perché sei un bravo ragazzo.
Spero che a casa tua stiano tutti bene, mi spiace molto per il tuo cane, era così bravo, e quando venivo da te mi saltava sempre addosso.
Qui il tempo è molto brutto, fa freddo e piove sempre, il fatto è che siamo in Aprile, e non dovrebbe più fare freddo, ma pazienza, speriamo che in Agosto vedremo il sole.
Non ti parlo di calcio perché in questo momento, andiamo molto male, e la sfortuna è sempre con noi, domenica soltanto abbiamo giocato un po' bene, abbiamo attaccato per tutta l'ora e mezza di gioco, ma i gol se non li fai non si vince.
Per Pasqua non credo verrò a casa, così prolungherò il nostro nuovo incontro fino a questa estate.
Oggi andiamo a Voghera per una partita amichevole, vedremo se la squadra gira ancora, perché domenica a Lecco giochiamo la nostra ultima carta per rimanere in C.
Scusa per la mia calligrafia, perché sono fuori allenamento nello scrivere.
Salutami i tuoi genitori.
Ti mando tanti saluti e auguri per il calcio
tuo amico
Giorgio

Ho decisamente adorato fare una ricerca del genere su questa lettera di un calciatore degli anni '50, ritengo sia un cimelio veramente unico nella mia collezione e, mi auguro, di avere occasione di trovarne molti altri del genere, ricostruendo un piccolo scorcio del nostro calcio, fatto principalmente di grande passione.

sabato 11 marzo 2023

Auguri per i tuoi 115 anni, Inter!

Lo scorso 9 marzo è stato il 115° anniversario dalla nascita dell'FC Internazionale Milano, la mia squadra del cuore, nata nel 1908 al Ristorante L'Orologio proprio nella città meneghina.
Il giorno successivo è stato anche l'anniversario mio e di Chiara e, per l'occasione, mi ha regalato niente meno che la terza maglia gialla dell'Inter 2022/'23 personalizzata con nome LAUTARO 10 e patch della UEFA Champions League.


E' da inizio stagione che adoro questa divisa interista, penso sia davvero bella e pulita, una maglia a cui decisamente non manca nulla per essere considerata una delle più belle del campionato in corso!
Ma tornando al compleanno della Beneamata, l'account Twitter nerazzurro ha posto delle domande ai propri tifosi così, ho pensato, sarebbe stato interessante rispondere a questi quesiti proprio nelle pagine del mio blog.
Ecco quindi di seguito i miei ricordi legati al Biscione, nei 26 anni in cui ho seguito le tante partite che ha disputato e tutti gli avvenimenti che ne hanno contraddistinto la storia recente.

1) Qual è il tuo primo ricordo legato all'Inter?
Il mio primo ricordo interista è sicuramente legato al campionato 1997/'98 e all'album Dolberg con le sue figurine dei calciatori trovate nei chewing gum: quella era la stagione di Ronaldo il Fenomeno ed il mio migliore amico alle elementari era un grandissimo tifoso dell'Inter, suo papà lo portava a San Siro ogni domenica! Per cui la mia passione è nata così, tra i banchi di scuola. A questo va aggiunto che anche mio papà era tifoso della Beneamata.

2) Con chi sei andato allo stadio a vedere l'Inter la prima volta?
Sono andato con mio papà allo Stadio Friuli di Udine a vedere il Trofeo Birra Moretti 1998, un torneo triangolare tra Inter-Udinese-Juventus nel quale i nerazzurri non brillarono particolarmente. Contro i friulani hanno infatti perso 1 a 0, mentre contro i torinesi hanno pareggiato 0-0, pur annoverando tra le proprie fila calciatori del calibro di Zamorano e Roberto Baggio (e di un giovanissimo Nicola Ventola!).
A San Siro invece ci sono andato sempre con mio papà la prima volta, parliamo della stagione 2003/'04, 18 aprile, Serie A. Per l'occasione andava in scena Inter-Bologna e al triplice fischio il risultato è stato di 4 a 2 per la squadra allora allenata da Mr Zaccheroni. Impossibile dimenticare che fuori dallo stadio ho incontrato niente meno che Francisco Farinos, centrocampista spagnolo di quell'Inter.


3) Abbiamo gioito insieme tantissime volte, ma qual è il goal che ti ha fatto esultare di più?
Il goal di Vecino in Inter-Tottenham di Champions League! L'atmosfera al Meazza era assurda, si sentiva che il goal era nell'aria e, quando l'uruguagio ha spedito in rete il goal del vantaggio dell'Inter all'ultimo minuto, io e tutto lo stadio siamo esplosi di gioia: è stata la prima volta che ho sentito distintamente tremare il secondo anello, emozione unica!

4) Qual è l'esultanza preferita di giocatori interisti presenti o passati?
Quella del Toro Lautaro Martinez: grinta, forza, classe - dentro quell'esultanza c'è l'essenza dell'attaccante argentino.

5) Con quale leggenda nerazzurra vorresti fare due palleggi?
Giacinto Facchetti, magari durante i palleggi mi potrebbe raccontare qualcosa della Grande Inter, aneddoti che mi ha raccontato mio papà e, a suo tempo, anche mio nonno. Di Herrera, Burgnich, Sarti, Mazzola, Corso e tutti gli altri. Di Angelo Moratti, mica una storia qualunque..

6) Puoi scegliere solo 5 giocatori della storia nerazzurra: qual è la squadra di calcetto dei tuoi sogni?
Julio Cesar in porta, Ivan Cordoba difensore centrale, a destra il Capitano Javier Zanetti e a sinistra Luis Figo. Come pivot, senza dubbio, Ronaldo il Fenomeno.

7) Qual è il giocatore nella storia dell'Inter che hai amato di più?
Un nome su tutti, Javier Adelmar Zanetti, Capitano mio Capitano. Lui c'era dal primo giorno in cui ho tifato Inter, c'era quando ero bambino e quando son diventato grande, quando mi son laureato e quando ho trovato lavoro. C'è sempre stato quando vedevo le amichevoli, la Serie A e la Champions. L'ho sempre visto dare l'anima per i miei colori, li ha difesi dentro e fuori dal campo. Ho anche avuto il piacere di incontrarlo in più di un'occasione e lui si è sempre dimostrato disponibilissimo nei confronti di noi tifosi.
Una leggenda e una bandiera come non ce ne sono più purtroppo. E comunque, io son convinto che una mezz'ora fatta bene sulla fascia destra la farebbe ancora oggi.

Di recente la mamma di Chiara mi ha regalato anche la colomba pasquale ufficiale dell'Inter, la scatola di latta nerazzurra è veramente molto bella e farà senz'altro parte della mia collezione di prodotti interisti!


Tanti auguri per i tuoi primi 115 anni, eterna squadra mia!

domenica 17 luglio 2022

Intervista a Gigi Garzya!

Io quel Bari me lo ricordo benissimo, era pieno di talento e soprattutto di una grinta fuori dal comune; aprivi l'album delle figu, quello 1997/'98 e te li trovavi tutti li, di fianco all'Atalanta: Mancini, Garzya, Manighetti, Ripa, Volpi, Ingesson, Masinga, Ventola e tanti, tantissimi altri campioni.
Io sono innamorato delle provinciali anni '90 perchè davvero racchiudevano in loro la vera essenza del calcio italiano! E, per la cronaca, questo Bari finì la stagione all'11o posto in classifica, in un campionato a 18 squadre di cui le cosiddette 7 sorelle erano considerate davvero imbattibili..
Protagonista indiscusso di questo Bari e, in generale, del calcio anni '90, è Luigi Garzya, ospite graditissimo dell'intervista e difensore simbolo di Lecce, Roma e Bari su tutte.


Classe '69 e nativo di San Cesareo di Lecce, Gigi è cresciuto tra i giallorossi del Lecce, con i quali debutta nella massima categoria nel 1985/'86. Dopo una parentesi in prestito alla Reggina, torna in giallorosso prima di approdare ad un'altra compagine con gli stessi colori, quella della Roma, nel 1991!
Tre anni nella capitale e poi l'esperienza alla Cremonese per altre due stagioni, prima di trovare casa in quel grandissimo Bari, di cui verrà anche nominato capitano!
Al termine della carriera veste le divise di Torino, Grosseto e Taranto, prima di intraprendere l'esperienza di allenatore che tutt'ora svolge, come vice nella formazione Primavera del Lecce.
Tra le grandi soddisfazioni in carriera sono da annoverare assolutamente anche le 7 presenze in Nazionale Italiana Under 21 tra il 1989 e il 1990!


Ecco di seguito le domande che ho rivolto a Gigi.

1) Com'era la Serie A degli anni '90, quella che ha vissuto con la maglia di Lecce, Roma, Cremonese e Bari? Quali sono le principali differenze con la Serie A di oggi?
La serie A che ho vissuto io era quella delle cosiddette 7 sorelle, squadre fortissime e piene di campioni perché in quel periodo i giocatori forti volevano venire tutti a giocare da noi. Il tasso tecnico sicuramente era superiore alla serie A di oggi.
 
2) Ha avuto occasione di giocare assieme e contro a tantissimi grandi giocatori. Chi l'ha più impressionata nel corso della sua carriera e per quale motivo?
Se parliamo di avversari, ho affrontato tantissimi giocatori fortissimi, per citarne alcuni Totti, Baggio, Del Piero, Inzaghi, Vieri, Montella, Weah, Crespo, Mancini, Vialli, Boksic, Chiesa ecc. ecc., ma sicuramente i più forti in assoluto sono stati Maradona e Ronaldo "Il Fenomeno" e non credo debba spiegare il motivo. Tutti giocatori che oggi farebbero 25-30 gol a campionato. Se invece parliamo di compagni di squadra, ho avuto la fortuna di giocare assieme a giocatori del calibro di Hassler, Giannini, Carnevale, Aldair (uno dei difensori più forti di sempre), Rizzitelli, Chiesa, Zambrotta, e i giovanissimi Cassano e Totti e molti altri. Allenarti tutti i giorni con questi campioni ti aiuta a crescere, specie poi se sono anche grandi uomini.
 
3) Durante la carriera, era solito collezionare qualcosa legato al mondo del calcio?
Sono riuscito a collezionare tantissime maglie mie e dei miei avversari e poi grazie a mio fratello e mio padre ho dei volumi rilegati con tutti i miei articoli di giornale e anche qualche dvd di alcune mie partite anche se la qualità delle immagini non è certo quella di oggi. Ho anche molti trofei personali e quello a cui sono più legato è il premio TOP11 che il Guerin Sportivo assegnava ai migliori di ogni ruolo.

4) In quale giocatore si rivede al giorno d'oggi in termini tecnici e caratteriali?
Il ruolo di difensore è cambiato molto rispetto ai miei tempi. Oggi sono bravi a far partire l'azione dal basso (non tutti) ma la differenza sostanziale è che oggi non sanno marcare. Quelli che si avvicinano al mio modo di giocare sono Chiellini, Mancini, Demiral, giocatori non dalla tecnica eccelsa ma forti sull'uomo e che non mollano mai.

E' stato un vero piacere avere come "ospite" un grande campione come Gigi Garzya, a lui va un grandissimo grazie per la disponibilità dimostrata nell'assecondare tutte le mie richieste. In bocca al lupo per la prossima stagione 2022/'23!

domenica 20 marzo 2022

Intervista ad Alessandro Scarponi

Quando prendo in mano i vecchi album di calciatori che mi hanno accompagnato durante l'infanzia, mi sembra impossibile come, a distanza di molti anni, ancora ricordi perfettamente tutte le carriere dei giocatori di A e B: senza internet l'unica fonte di approvvigionamento di notizie era l'album, e io ci passavo i pomeriggio a sfogliarmelo.
E' per questo motivo che, quando un giorno ho ricevuto un commento ad una mia foto su Instagram di Alessandro Scarponi, mi si è aperto un passaggio temporale della mente che mi ha riportato al 1998!
Si perchè Alessandro Scarponi è stato un difensore-centrocampista in quegli anni '90 che tanto ho amato e vissuto, uno di quelli che aveva la figurina nell'album, quindi uno di quelli che per me ce l'aveva fatta.


Nativo di Rimini, classe '71, ha passato un'intera carriera tra i professionisti, sfiorando la Serie A con la maglia del Cesena prima e con granata del Toro poi, vantando innumerevoli presenze tra Serie B, Serie C1 e Serie C2!
Nel palmares personale di Alessandro ci sono un campionato di Serie C2 vinto nel 1992 con la Vis Pesaro e un campionato di Serie C1 conquistato nel 1997 con la casacca della Fidelis Andria, prima che un brutto infortunio sancisse la fine della carriera nel 2004.
Io lo ricordo benissimo proprio con Fidelis Andria e Reggiana, tuttavia quel commento sotto la foto mi ha gasato molto, a tal punto che ho desiderato porgli qualche domanda a tema calcistico proprio per il mio blog.

AM) Hai trascorso la maggior parte della carriera negli anni '90, anni importanti per il calcio italiano. Quali sono le differenze maggiori che rilevi tra il calcio di allora e il calcio di oggi?
AS) Tra le differenze metterei la qualità dei giocatori e l'aumento degli stranieri a dismisura un pò in tutte le categorie.

AM) A tuo parere quali sono le squadre o i calciatori più forti che hai affrontato nel corso della tua carriera?
AS) Sicuramente tra i giocatori più forti che ho affrontato devo nominare Vincenzo Montella, Andrea Carnevale e Christian Riganò.

AM) Nel tuo palmares ci sono una promozione in B e una in C1, rispettivamente con Fidelis Andria e Vis Pesaro. Quali reputi siano state le soddisfazioni più grandi nella tua carriera?
AS) La Promozione in Serie B con la Fidelis Andria al termine della stagione 1996/'97 è stata una grandissima soddisfazione!

AM) C'è una partita che per qualche ragione vorresti rigiocare? Se si, per quale motivo?
AS) Vorrei rigiocare Torino - Venezia terminata 0-4 per i lagunari: questa partita ha compromesso la mia avventura in granata.

AM) Da calciatore, quali erano i tuoi idoli/esempi da cui prendere ispirazione?
AS) Paolo Maldini è stato un campione da cui prendere ispirazione.

AM) Ci racconti qualcosa di più riguardo l'interessantissima passione di realizzare statuine di calciatori in Das?
AS) Si tratta di una passione nata durante il primo lock down, consiste nel ricreare nei dettagli i giocatori anni '80-'90 di svariate squadre. Una creatività nata grazie ai miei ricordi delle figurine dei calciatori quando ancora ero piccolo.

Ringrazio moltissimo Alessandro Scarponi per il suo supporto nel sostenermi per il mio ritorno al gioco del calcio e alla disponibilità nel rispondere a tutte le mie curiosità.

sabato 5 settembre 2020

Stile, musica e football, "Una nuova alba"

Da quando ero ragazzino ho sempre avuto una grande passione che si è sempre ben sposata con il calcio, ovvero quella per il Regno Unito ed, in particolare, per l'Inghilterra del Nord
Da qualche anno a questa parte, ad accompagnare questa mia fissa ci ha pensato un forum di altrettanta gente che, al pari mio, non perde occasione per volare oltre-Manica e godersi quei luoghi per noi unici, informarsi su che acquisto ha fatto il Manchester United piuttosto che il meno blasonato Abbey Hey FC, discutere sulla cultura britannica in genere, tra musica, abbigliamento, film e quant'altro.
Tutta questa premessa per introdurre l'artefice di Rule Britannia Forum, Sergio Tagliabue, aka "Conor Adam", graditissimo ospite di questa intervista nel mio blog in quanto autore di un libro appena uscito e chiamato "Una nuova alba", edito da Urbone Publishing.


La presentazione del forum è d'obbligo in quanto, grazie a questo, sono riuscito ad alimentare la mia costante curiosità legata al football britannico e a capire quanta dedizione ci sia dietro questo mondo, spesso e volentieri stimolata dallo stesso Conor.
E' per questo motivo che un romanzo ambientato nell'Inghilterra operaia degli anni '70, nato dalla penna (adesso forse si dovrebbe dire tastiera..?) di una persona come Conor, non può che essere un viaggio appassionante e nel quale ci si riesce totalmente ad immergere in una realtà che si confà alla grande con ogni persona che abbia questi luoghi nel cuore.
Se poi si aggiunge il contorno calcistico di una squadra come lo Stockport County FC, la musica del Joy Division e lo stile casual degli anni '70, il gioco è fatto!


Di questo e moltissimo altro parla "Una nuova alba", ma data la persistente curiosità, non ho potuto esimermi dal fare qualche domanda a Conor, nella volontà di approfondire il più possibile ciò che c'è dietro la stesura di questo originale racconto.


1) Brevemente ci diresti di cosa parla il libro "Una nuova alba" e quali sono i temi principali toccati?
E’ la storia di mia fantasia di un gruppo di giovani amici che alla fine degli anni 70 a Manchester seguono la loro squadra locale di calcio, lo Stockport County, ma che sono anche alla ricerca di qualcosa di nuovo e di più stimolante che li possa far distinguere dal resto della tifoseria più tradizionale. Con l’arrivo in città della punk band dei Sex Pistols a Manchester si accende una nuova luce, nasce un nuovo entusiasmo che spinge giovani musicisti a formare nuove band, ma anche una nuova mentalità che porta i ragazzi a volersi differenziare anche dal punto di vista del loro look per apparire migliori , questo nuovo spirito si sposta anche nelle terraces degli stadi del nord Inghilterra ed è così che anche Damon, il protagonista della mia storia, si fa coinvolgere e con i suoi amici abbraccia in pieno questo stile che anni più tardi verrà battezzato dalla rivista “The Face” con il termine “Casuals”, una sottocultura nata in silenzio e senza proclami nei sottofondi della working class. Nel racconto della vita quotidiana di questi ragazzi, dei loro problemi e dei loro sentimenti,il romanzo ripercorre le stagioni dello Stockport County tra il 1975 ed il 1980 ed i concerti dei Joy Division, band formatasi proprio in quegli anni, diventata poi leggenda e simbolo del nuovo fenomeno musicale definito “post punk”. In particolare nel romanzo si analizza la personalità di Damon, un ragazzo inquieto ed enigmatico, sempre afflitto dai dubbi riguardanti il suo rapporto con la violenza e con l’amore, la musica dei Joy Division ed i testi di Ian Curtis, il cantante della band, lo aiutano nelle sue riflessioni ed a fare certe scelte, arriverà ad avere con lui un rapporto “virtuale” di amicizia e, pur senza mai conoscerlo veramente di persona, si affiderà alle sue parole fino a soffrire per lui quando prenderà una tragica decisione.

2) Quando nasce l'idea di questo libro e quando hai maturato la consapevolezza che si sarebbe potuto concretizzare?
Ho sempre amato scrivere, sin dai tempi della scuola, e, nonostante fossi orgoglioso del mio primo libro dedicato al mio tifo per la mia squadra inglese di calcio, il Preston North End, non sentivo di aver scritto qualcosa di completamente mio, da anni desideravo cimentarmi in una storia tutta mia, in un vero e proprio romanzo di mia fantasia nel quale mi sarei anche voluto in qualche modo sentire parte di esso immedesimandomi in uno dei personaggi parlando quindi di qualcosa che avevo a cuore. Avevo tante idee per la testa, ma alla fine ho capito che dovevo seguire le mie passioni e quindi il calcio inglese, la musica e la cultura dei “Casuals”, come detto, un fenomeno nato nel Nord Inghilterra alla fine degli anni 70, uno stile di abbigliamento che seguo in pieno, ma soprattutto una mentalità, un modo di vivere. Calcio inglese, musica e Casuals sono tra l’altro argomenti che conosco molto bene e quindi non avrei nemmeno avuto bisogno di documentarmi più di tanto, avrei dovuto più che altro seguire le esperienze vissute in prima persona ed affidarmi al mio cuore. Mentre scrivevo il libro mi ripetevo che stavo scrivendo qualcosa che ho sempre desiderato leggere, speravo che qualcuno pubblicasse un libro del genere, lo volevo talmente tanto che alla fine l’ho fatto io. Quando nella mia mente e nei miei appunti sono riuscito a costruire una storia intorno a queste mie passioni allora ho capito che veramente potevo concretizzare la mia idea, non avevo ancora in testa tutto, non sapevo nemmeno come far terminare il romanzo, ma le idee mi sono venute di volta in volta mentre scrivevo, cercavo degli episodi storici di quel periodo per poi far coincidere degli avvenimenti descritti nella storia dei miei personaggi. Devo dire che poi mi sono deciso a mettermi a scrivere in modo serio nel periodo della quarantena dovuta al Covid-19, un periodo triste e duro per tutti, ma che sono riuscito in qualche modo a superare anche grazie a questo libro, avevo tanto tempo a disposizione e ne ho dedicato tantissimo alla sua stesura, non riuscivo a smettere, continuavano ad arrivare nuove idee, continuavo a rileggerlo fino ad ora tarda e mi svegliavo presto con la voglia di scrivere.

3) Stockport è sicuramente una delle cittadine più caratteristiche del Lancashire, c'è qualcosa dietro la scelta di ambientare li la trama?
Amo tutta l’Inghilterra e la Gran Bretagna, ho viaggiato molto e visitato tantissime città, ma devo dire che nel Lancashire ho parte del mio cuore anche per il già citato amore per il Preston North End; penso comunque che la zona del Lake District sia quella più affascinante, mentre nella Greater Manchester ci sono diverse città industriali tra le quali Stockport, forse per noi amanti di queste Terre anche questa cittadina può apparire bella e caratteristica, ma immagino che ai più sembri solo un posto grigio e piovoso… ed era quello di cui avevo bisogno per la mia storia, non mi serviva una grossa, ricca e famosa città come ad esempio Londra, necessitavo di un ambiente “buio”, per certi versi quasi “tetro” per parlare di ragazzi sbandati, in difficoltà durante la crisi economica, giovani che sentivano di doversi aggrappare agli amici, alla musica ed alla squadra del cuore per riuscire a sopravvivere, gente che doveva farsi strada con i pugni per resistere nelle dure periferie di una città come Manchester. Per quello che avevo in mente volevo ambientare la storia proprio nelle zone della Greater Manchester perché desideravo che i miei protagonisti partecipassero a più concerti possibili dei Joy Division, la mia band preferita, i quali, appunto, suonavano, soprattutto ai loro inizi, proprio da quelle parti; c’erano diverse città in lizza, ma alla fine mi sono affidato anche alle mie simpatie calcistiche, dato che comunque i miei protagonisti avrebbero anche dovuto seguire la loro squadra locale, ed allora la scelta è ricaduta sullo Stockport County e di conseguenza sulla città di Stockport. C’è un fatto particolare che mi lega agli “Hatters”, durante uno dei miei viaggi avevo a disposizione una giornata per visitare Manchester, avrei potuto vederla meglio di quello che alla fine ho fatto, già, perché il mio cuore mi ha portato a preferire a passare la mattinata proprio a Stockport, una città non così attraente, ma che aveva qualcosa che mi interessava, l’Edgeley Park, la casa del County, uno stadio che per me veniva prima dell’Old Trafford dello United o dell’Etihad del City. Avendo visitato e “vissuto di persona” quella città ho pensato che avrei avuto la possibilità di descriverla meglio nella mia storia e quindi la scelta è definitivamente caduta su Stockport.

4) Immagino il lavoro di reperimento informazioni per la cultura casual, calcistica e musicale nel quale è ambientato il racconto sia stato particolarmente impegnativo: calandoti in questo background sei venuto a conoscenza di nuove cose legate a questo mondo? O comunque come sei riuscito a reperire tutte queste informazioni?
Diciamo che le informazioni principali e di base sulla sottocultura dei Casuals le avevo già approfondite in passato e nel corso degli anni molto prima di pensare a questo romanzo attraverso la visione di documentari e la lettura di libri, in particolare quelli intitolati, in entrambe le versioni, “Casuals”; ho visto come molti qui in Italia anche diversi film che trattano l’argomento, quelli che ho preferito sono “The Firm”, nella sua versione più moderna, e soprattutto “Awaydays”; è soprattutto quest’ultimo ad essere diventato per me un vero e proprio culto, ambientato a Birkenhead nel 1979 parla di una famigerata firm del Tranmere Rovers, da questo film, tratto dall’omonimo libro, ho imparato molte cose sulle origini di questa cultura e su come vestivano i primissimi casuals. Anche per il calcio e la musica ero già ben informato, amo il football inglese soprattutto degli anni 70 e, come detto, la mia band preferita, i Joy Division, ha vissuto la sua carriera proprio in quel breve periodo. Avevo quindi le idee già abbastanza chiare quando ho deciso di trattare questi argomenti nel libro, la parte più impegnativa è stata quella di farli coincidere, sono andato a cercare tutte le partite dello Stockport County di quegli anni e tutte le date dei concerti dei Joy Division studiando poi i modi per far nascere le storie dei miei protagonisti seguendo quei dati ed altri avvenimenti realmente accaduti; sono andato a rileggere libri, ho riguardato documentari e film studiando diversi aspetti, anche i vestiti e le Adidas utilizzate in quegli anni, oltre ad altre date di concerti di diverse band del periodo, altre partite anche della Nazionale Inglese e Nordirlandese, una breve parte della storia si sposta infatti anche a Belfast.
Essendo già abbastanza “esperto” dei temi trattati durante le mie ricerche non ho quindi scoperto nuovi aspetti, probabilmente ho avuto la possibilità di approfondirli ancora meglio, sono andato a leggere articoli storici riguardanti concerti e partite, è stato impegnativo, ma anche bello, del resto sono le mie passioni, ed è anche per questo che alla fine mi sono affidato soprattutto alle mie esperienze personali, a quello che ho scoperto durante i miei viaggi attraverso i quali ho capito diversi aspetti riguardanti gli inglesi, il loro modo di tifare, il loro stile, la loro musica preferita.


5) Le illustrazioni della copertina e in generale della promozione del libro sono molto particolari, da dove nascono?
Nascono principalmente dalla mia ossessione per il fenomeno dei Casuals; ogni dettaglio è stato studiato personalmente dal sottoscritto, ho affidato il disegno della copertina ad un grafico professionista al quale ho però descritto in modo maniacale quello che volevo, dalle ambientazioni fino ad ogni capo di abbigliamento indossato dai personaggi e non sono casuali, ma legati al periodo in cui si svolge il romanzo, non ci sono ad esempio giubbetti di marche che hanno preso piede negli anni successivi alla mia storia, ma di brand forse oggi meno conosciuti ed apprezzati, ma che sono stati protagonisti alle origini del fenomeno, non ci sono Adidas, la vera ossessione dei Casuals, moderne e nate in tempi recenti, ma quelle indossate negli anni 70. Nella copertina volevo dare l’idea innanzitutto di una città industriale, buia, quasi un po’ triste, volevo creare un’atmosfera che potrei definire post punk, quindi c’è sullo sfondo una riproduzione di Stockport, compresa la colonna dell’edificio oggi usato per il Museo dei Cappelli, ma che in quegli anni era a tutti gli effetti una fabbrica che produceva, appunto, cappelli (produzione per la quale Stockport è famosa), oltre ad un cielo grigio e tetti di case ed industrie, poi c’è quel muro che sarebbe poi stato anche protagonista nella storia, il punto di ritrovo di quei ragazzi; e sul muro ci sono poster di concerti dei Joy Division, oltre a scritte fatte con lo spray, per terra ci sono mozziconi, una bottiglia di birra ed un pallone di quei tempi, tutto per dare l’idea di quello che poteva essere il posto preferito di quei ragazzi… e poi ci sono proprio loro, quei ragazzi.. soltanto durante la stesura del libro ho pensato di descrivere, in una scena della sua parte finale, proprio quello che viene rappresentato nella copertina… loro che camminano con alle spalle “Il Muro”, camminano verso qualcosa che poi si scoprirà nel libro, in questa scena li descrivo e descrivo il loro abbigliamento in ogni dettaglio. Volevo un’immagine di impatto che attirasse subito gli amanti della cultura casual ancor più degli appassionati di football inteso come calcio giocato.. nel romanzo, infatti, il calcio è un aspetto fondamentale, ma più che altro il suo contorno, perché di calcio giocato si parla ben poco. Anche le illustrazioni usate per il video promozionale raffigurano questi ragazzi, sempre vestiti in modo Casual, sovrapposti a mie foto rappresentanti alcune città nelle quali si svolge la storia, quindi, oltre a Stockport e Manchester, anche Liverpool, Chester, York, Durham, Blackpool, Blackburn e Belfast.
Oggi non sono più sicuro, sinceramente, di aver scelto la copertina più adatta, mi piace tantissimo, ma effettivamente potrebbe essere di impatto soprattutto per gli appassionati della cultura Casual, sminuendo il vero senso del libro.. è vero che i Casuals, il calcio e la musica sono parte fondamentale, ma quello che poi voglio trasmettere è essenzialmente lo stato d’animo di Damon, il protagonista, sempre in conflitto con sé stesso, con le sue paure, e soprattutto voglio parlare del suo rapporto con la violenza nelle strade e negli stadi, ma anche dei suoi sentimenti nei confronti della vita e dell’amore.


6) Parlando di calcio, ci dici qualcosa dello Stockport County FC degli anni in cui è ambientata la trama?
Lo Stockport County a fine anni 70 giocava in Quarta Categoria in modo abbastanza anonimo, non ha mai lottato per la promozione e non ha mai rischiato di retrocedere, tuttavia nel 1975 ha potuto schierare per un brevissimo periodo un fuoriclasse come George Best che firmò a fine carriera un contratto a termine con gli Hatters, proprio da una partita con lui in campo inizia il romanzo. In quel periodo ha poi giocato nelle Coppe domestiche due partite di grande livello, descritte nel libro, contro Everton e soprattutto Manchester United contro il quale è stata sfiorata un’impresa. Si parla anche della Nazionale Inglese e brevemente anche dei ricordi relativi alla Coppa del Mondo conquistata dall’Inghilterra nel 1966, ma anche del Liverpool, le cui avventure europee sono in qualche modo legate alla nascita ed allo sviluppo della cultura dei Casuals. Come ho già accennato nella storia si parla poco di calcio giocato, lo si fa di più quando a giocare, nella loro squadra dilettantistica, sono i protagonisti del romanzo.
Spesso comunque ci si affeziona ad una squadra dopo aver letto un libro, una storia, visto un film, anche a me è capitato a volte, chissà… forse avremo qualche nuovo simpatizzante dello Stockport County dopo questo libro o magari di un’altra delle squadre di cui parlo nel romanzo, infatti, si potranno conoscere alcune delle avversarie degli Hatters, o meglio, i tifosi di queste squadre, squadre come Chester, Preston NE, York, Bradford, Tranmere Rovers, Liverpool, Portsmouth, Altrincham, Manchester City e United, ma anche molte altre… insomma, il calcio non manca di certo!


7) C'è qualcosa che bolle in pentola per il futuro legato a questo libro? Magari un sequel o qualche altra iniziativa?
E’ una passione talmente bella che ho sempre tante idee per la testa, quella principale è sicuramente un seguito del romanzo “Una Nuova Alba” che, senza voler svelare nulla, termina con qualche punto di domanda, ho già un progetto serio e vorrei cominciare a metterlo in pratica il prima possibile, ma forse sarebbe meglio prima continuare a concentrarsi sul libro appena uscito per promuoverlo e cercare di farlo conoscere a tante altre persone, anche ai giovani in generale e non solo agli appassionati di calcio, casuals e musica, come specificato si tratta di una storia legata anche ai sentimenti e potrebbe interessare e piacere anche ad altri tipi di ragazzi e, perché no, ragazze.
Un seguito di questo libro significherebbe però trattare più o meno gli stessi argomenti, mi intriga sviluppare il discorso legato al loro evolversi negli anni 80, ma allo stesso tempo sono anche spinto dalla voglia di intraprendere un “nuovo cammino” scrivendo qualcosa di completamente diverso, qualcosa che comunque mi appassioni, perché senza la passione non riuscirei a scrivere nemmeno una parola.
Concludo ringraziandoti per questa intervista, un’occasione importante per me per cercare di dare ancor più visibilità a questo libro, un progetto in cui credo moltissimo, un romanzo che amo e che mi piacerebbe far conoscere a più persone possibili, ragazzi e ragazze con gusti diversi, ma con la voglia di scoprire le storie di questi ragazzi di Stockport, questi “ragazzacci eleganti”, cattivi in apparenza, ma sempre stilosi nel modo di vestire, ma soprattutto nel modo di pensare, nella loro mentalità e nel loro modo di vivere.


Un grosso ringraziamento a Conor
per aver risposto a tutte le mie curiosità legate a questo interessantissimo progetto, nell'attesa che si possa tornare a visita la nostra amata Inghilterra è un sollievo poter leggere questo volume e calarsi in quegli ambienti che tanto ci mancano!

Per chi fosse interessato, è possibile acquistare il libro direttamente dal sito di Urbone Publishing cliccando qui!

domenica 23 agosto 2020

Passione per la maglia Triestina

Unione Sportiva Triestina, squadra cult del panorama calcistico italiano, con quella maglia rossa e l'alabarda cucita sul petto trasuda di storia passata, di grandi vittorie conquistate un tempo contro le big del nostro campionato, e di cocenti delusioni, soprattutto negli anni recenti dove i soldi la fanno da padrone.
Ma evidentemente il fascino di una società non si misura in ingaggi faraonici, ne tanto meno in sponsorizzazioni altisonanti: ecco che a Trieste ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Daniele Diminich, vero e proprio appassionato ed entusiasta della maglia Triestina - quella che dal 1918 contraddistingue questa squadra così unica nel suo genere.
Tutto è nato dalla mia solita curiosità per le maglie delle squadre di cui vado a visitare le città, così per caso mi sono imbattuto in un bellissimo sito internet, lamagliatriestina.it, ho scritto nel form dei contatti del sito dove era possibile acquistare una divisa della Triestina, e ho così conosciuto Daniele!
Avendolo poi incontrato di persona ed essendo stato contagiato dalla sua grande passione per il collezionismo di maglie alabardate, ho da subito pensato sarebbe stato il caso chiedergli alcuni aneddoti riguardanti la sua fantastica e ricchissima collezioni di divise che vanno dagli anni '70 ai giorni nostri - non disdegnando anche maglie di altre squadre appartenute però a calciatori nativi o originari di Trieste!


1) Qual'è stata la scintilla che ha innescato questa collezione di maglie della Triestina?
Nel 2012 ho subito la rottura del tendine d'Achille giocando a calcio...ho avuto tanto tempo per stare a casa, iniziare a sistemare quei pochi cimeli che avevo, cercando di arrivare ad avere almeno un modello per colore per ogni anno.

2) Hai mai fatto una follia per ottenere una maglia della Triestina in particolare?
Direi che forse la follia è quella fatta di recente, acquisire una collezione di 150 maglie da un caro amico che ha smesso di collezionare e che vendeva soltanto in blocco, per....soltanto 3 maglie che mi mancavano! Adesso sto cercando di rientrare dell'investimento, ma ne è valsa la pena, perchè una di queste tre è dell'annata 1980/81, maglia di quarant'anni fa.

3) Ricordi qualche aneddoto legato alla conquista di una divisa da gioco?
16 giugno 2013, playoff di ritorno Triestina - Pro Dronero. Il 3-3 non basta dopo l'1-1 dell'andata, scoppia la rabbia dei tifosi che rilanciano in campo le maglie donate dai calciatori. Riesco a prendere la numero 10 di Dino Sangiovanni, la nascondo nella bandiera e risalgo i gradoni, quando un anziano signore, insultando i giocatori, mi strappa la maglia che avevo nei pantaloni ma che mi ero tolto per il caldo, credendo fosse quella da campo. Fatto sta che me ne torno a casa indossando la maglia sudata appena presa!


4) Qual'è la tua top 5 delle maglie della tua collezione?
5° posto: 2008/09 maglia in lanetta coi laccetti celebrativa numero 4 indossata da Luca Tabbiani soltanto in Triestina - Livorno 1-1. Per deroga della Lega Calcio, le maglie (solo due esemplari per ogni calciatore) non avevano i nomi e non riportavano neanche lo sponsor commerciale Bossini per ricreare una maglia fedele a quella dei primi decenni del 1900.
4° posto: 1984/85: maglia verde in lanetta pesante numero 16 prodotta dal Maglificio Lama, sponsor commerciale Fissan. Per molti tifosi e collezionisti, il modello più curato nei dettagli e di alta qualità della storia.
3° posto: 1974/75 maglia in lanetta rossa con scudetto bianco, numero 2 indossata da Giuseppe Fontana, nella stagione che vede andare in scesa il derby con il Ponziana in serie D, al Grezar davanti a 20360 persone.
2° posto: 1978/79 maglia dello sponsor tecnico inglese Admiral, rossa numero 4, sempre di Giuseppe Fontana, indossata in serie C, si sogna la B ma si deve soccombere al Parma allenato da Cesare Maldini nello spareggio di Vicenza terminato 3-1 dopo i supplementari.
1° posto: 1982/83 maglia numero 7 rossa con carrè bianco, sponsor commerciale Sanson, indossata nelle prime partite stagionali da Franco De Falco. In seguito, la maglia, strappata, è stata ricucita ma è rimasta in magazzino fino a fine stagione, per poi esser conservata fino allo scorso anno dal magazziniere dell'epoca. Per tutti i tifosi triestini quella stagione ed in particolare il bomber di Pomigliano rappresentano l'apice della moderna storia alabardata.


5) Trieste ha visto molti campioni vestire la maglia alabardata, chi hai ammirato maggiormente e di chi avresti sempre sognato possedere la maglia?
Avendo iniziato a seguire la Triestina negli anni 90, ho avuto sempre un debole per due calciatori a cui ho dedicato una pagina sul mio sito www.lamagliatriestina.it: Denis Godeas e Riccardo Allegretti. Il grosso rammarico è, essendo nato nel 1982, non aver visto giocare dal vivo gli eroi di quell'anno, in particolare Tiziano Ascagni e Franco De Falco. Sono però felice di poter avere in collezione ben 4 maglie di quest'ultima icona alabardata.


Grazie a Daniele per la disponibilità durante l'incontro e per aver risposto a tutte le mie curiosità!
Le foto delle maglie sono provengono dal sito http://www.lamagliatriestina.it/, dove è possibile vedere nel dettaglio tutta la collezione.

sabato 4 aprile 2020

Rivivere il Grande Torino: Intervista al Museo Aldo e Dino Ballarin

Maglie, palloni, figurine, foto, chi più ne ha più ne metta. A me le memorabilia calcistiche fanno sempre sognare, a prescindere dalla squadra di appartenenza: mi danno la sensazione di rivivere i tempi andati, belli o brutti che fossero, e mi danno la possibilità di conoscere realtà che altrimenti, perse nel passato, non sarebbero mai arrivate ai giorni nostri.
Ecco perchè ogni qualvolta che ne ho la possibilità corro a vedere mostre e musei in ambito calcistico, per riscoprire la storia del mio sport preferito.
Negli ultimi anni, spunti per rivivere la storia del calcio me li ha offerti il Museo del calcio Fratelli Ballarin di Chioggia, grazie alle mostre legate principalmente al Grande Torino, il club che ha reso celebri i fratelli Aldo e Dino Ballarin, e alla squadra della loro città Chioggia, ovvero l'Union CS.


Superfluo dire quanto questi oggetti mi abbiano affascinato e quanto abbiano contribuito a far accrescere la mia curiosità attorno a questo mondo di football retrò.


Attraverso però le pagine del sito http://www.museoballarinchioggia.it/ ho avuto l'opportunità di conoscere Davide e Nicoletta, i fautori di questo bellissimo progetto denominato appunto "Museo del calcio Fratelli Ballarin di Chioggia", che si ripropone di ricostruire la storia incredibile dei due fratelli chioggiotti diventati leggenda assieme al Grande Torino, presumibilmente la squadra più forte che il calcio italiano abbia mai visto.


Non mi son lasciato sfuggire l'occasione di porre loro alcune mie domande/curiosità, a cui Davide e Nicoletta hanno prontamente risposto.
Ecco di seguito l'intervista!

1) Ci raccontate come è nata l'idea del Museo Aldo e Dino Ballarin?
Ho l’onore di essere la nipote di Dino (mio nonno) e Aldo Ballarin.
Questo onore in questi anni si è trasformato in missione: mantenere vivo il loro ricordo, per sempre.
Tutto è iniziato il 4 Maggio 1999 quando sono stata per la prima volta a Torino con la famiglia e il mio fidanzato (oggi marito) Davide, in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia di Superga. Era una giornata di pioggia incessante, vento e nebbia, proprio come “quel giorno” e per chi c’era cinquant’anni prima sembrava di rivivere la tragedia. Abbiamo partecipato alla S. Messa sul colle di Superga, proprio nella Basilica sul cui terrapieno si schiantò l’aereo; poi a turno siamo stati a vedere la lapide, che si trova proprio nel punto dello schianto. Siamo scesi a Torino e abbiamo visitato la Mostra preparata per l’occasione: ricordo la ruota dell’aereo, le scarpe e le maglie dei giocatori, i loro documenti e gli oggetti personali, la valigetta del massaggiatore… É stata un’esperienza emozionante e suggestiva: indimenticabile.
Naturalmente non ho potuto conoscere mio nonno: mia mamma Laura aveva solo sei mesi al momento della sciagura e nemmeno lei purtroppo ha molti ricordi del suo papà. 
É grazie a nonna Dina – sua moglie – ai suoi racconti e al materiale raccolto durante tutti questi anni se io e Davide ci siamo appassionati tanto al Grande Torino e ci impegniamo per fare in modo che il ricordo rimanga sempre acceso.
Parecchi anni fa abbiamo allestito un due siti internet: www.aldodinoballarin.net e www.ilgrandetorino.net. e un paio di anni fa il nuovo www.museoballarinchioggia.it.

Abbiamo allestito mostre dal 2005 al 2020 (vedi link http://www.aldodinoballarin.net/intro.htm) , pubblicato dei libretti e nel luglio 2005 è uscito il nostro libro “Aldo e Dino Ballarin, uniti per sempre”:128 pagine, racconta la storia dei due fratelli dalla tenera età fino all’incidente, il tutto accompagnato da numerose fotografie inedite dell’epoca. Prefazione di Franco Ossola e Angelo Padoan. Non siamo degli scrittori ma abbiamo lavorato con il cuore e nutriamo la speranza che questa opera possa trasmettere la nostra passione ai lettori e contribuire a rendere viva la memoria di quei grandi campioni … per sempre!


2) Nel corso del tempo avete allestito numerose mostre, molte delle quali hanno riscosso un buon successo in termini di visite. C'è un progetto o un sogno nel cassetto di rendere il Museo permanente? Futuri progetti?

Tutto il materiale pubblicato nel sito www.museoballarinchioggia.it fa parte dell'archivio familiare, e abbiamo ancora tanti cimeli da inserire. Il nostro sogno è quello di allestire, un giorno, un museo fisico perenne nella città natale di Aldo e Dino, Chioggia. Così il museo non sarebbe solo virtuale. Il progetto è di portare avanti la storia del calcio.

3) Quali sono rispettivamente il cimelio a cui è personalmente più legata e quale invece è secondo lei il più particolare?

I cimeli ai quali sono più legata sono le maglie indossate da Aldo e Dino, i biglietti dell'aereo del viaggio di Lisbona, le cartoline spedite da Lisbona ai loro cari.
Il cimelio più particolare: le lettere scritte fra Dino e Dina e i familiari a Chioggia.



4) In tutte le mostre che avete fatto c'è stata la presenza di materiale proveniente dall'Union CS (e dalle società antenate), ad evidenziare comunque il forte legame tra i fratelli Ballarin e la squadra della loro terra natale. Avete una sorta di collaborazione con l'Union CS?

I cimeli dell'Union CS visibili nelle mostre sono di provenienza familiare. Moltissimi materiali sono stati dati da un tifosissimo dell'Union CS: Raffaele Varagnolo, conosciuto con il nome di Brasile. I cimeli del Clodia e del Sottomarina sono stati raccolti da Davide, mio marito, attraverso gli ex giocatori.

5) Da quello che si evince dalle memorabilia e dai racconti dell'epoca, ma soprattutto da quello che ha potuto apprendere in questi anni di gestione del Museo, cosa aveva Il Grande Torino in più delle altre squadre che hanno fatto la storia del calcio?

Il Grande Torino non era solo la squadra più forte al mondo dal punto di vista calcistico, ma era un punto di riferimento per tutti i tifosi di un'Italia distrutta dalla guerra.
Era un momento di ripartenza e di ricostruzione: Il Grande Torino ha donato la forza di rinascita, vincendo lo scudetto per 5 anni consecutivi... solo il destino li fermò, nel culmine della sua bellezza.


6) C'è un cimelio che sognate di recuperare o di avere in un futuro nella vostra collezione?

Piacerebbe avere il biglietto dell’ultima partita del Torino contro il Benfica del 3/5/1949.

Un grosso grazie va a Nicoletta e Davide per la disponibilità e simpatia nel rispondere alle mie curiosità e per mettere a disposizione le foto di questo post: crediti delle stesse vanno al sito http://www.museoballarinchioggia.it/ .

sabato 7 dicembre 2019

Massimo Paganin, una passione chiamata calcio!

Massimo Paganin è uno dei difensori che più ho ammirato in gioventù, il classico giocatore pulito che ce l'ha fatta grazie alle proprie doti tecniche e professionali.
Nativo di Vicenza, grazie alle 107 presenze in maglia interista, l'ho sempre accostato ai colori nerazzurri, sebbene Massimo abbia vestito con successo molte altre maglie tra cui quella del Bologna, dell'Atalanta e del Vicenza.
Ma è proprio con l'Inter che raggiunge la più importante vittoria della carriera, la Coppa UEFA 1993/'94, battendo nel doppio confronto il Salisburgo e giocando anche nell'anno gara di ritorno.


Il successo gli ha conferito la consacrazione di essere nell'olimpo dei vincenti in maglia interista: con i nerazzurri il numero 19 ha avuto anche l'opportunità di vestire la fascia da capitano e di segnare un epico goal di ginocchio in occasione del derby 1995/'96 con seguente abbraccio con Paul Ince.
Ma giocare a San Siro non è certamente impresa che riesce a tutti, per farlo ci vuole passione per il calcio e dedizione, qualità che a Massimo certo non sono mai mancate.
Quando ho trovato il suo profilo su Instagram non ho resistito e subito ho chiesto se potessi rivolgergli una brevissima intervista e con grande disponibilità Paganin ha risposto alla mia domanda.

AM: Come è nata la passione per il calcio e come sei entrato nell'ambiente interista?

MP: La passione per il calcio c'è sempre stata. Vengo da una famiglia di appassionati quindi è stata una conseguenza. Per giocare a calcio da professionista devi amare con passione lo sport che pratichi, altrimenti la fatica , le pressioni e le difficoltà da affrontare sarebbero ostacoli troppo grandi da superare ( il compenso in denaro da solo non basta).
Nel mondo interista ci sono entrato quando Ernesto Pellegrini decise di comprare il mio cartellino dalla Reggiana.
Da allora sono rimasto sempre legato ad un club che mi ha dato il privilegio di giocare per vincere.

Poter interagire con le leggende dell'Inter per me è qualcosa di veramente speciale, è bello anche potersi interfacciare con la grande disponibilità di quelli che son stati grandi campioni come Massimo Paganin!

domenica 16 dicembre 2018

Ilde Lima, tra maglie e nazionale!

Il ruolo di capitano non lo puoi imparare, o lo sei o non lo sei. Guidare una squadra è un compito arduo, non importa in che categoria un giocatore si stia misurando, la capacità tecnica deve sempre essere accompagnata da una grande forza morale e carisma.
In questa intervista di MyFootbalLand ho avuto il piacere di dialogare con un grande capitano, il recordman di presenze nella nazionale di calcio di Andorra, Ildefons Lima.


Classe '79, Ildefons è un difensore centrale di quelli vecchia scuola, forte nel gioco aereo e con la propensione per il goal - non a caso in passato è stato fatto giocare in attacco.
Spagnolo di nascita, dal 1997 però indossa la divisa giallorossa della Federació Andorrana de Futbol di cui appunto è diventato leader indiscusso e con cui sta disputando la UEFA Nations League.
Sono venuto per la prima volta a conoscenza di questo calciatore su Instagram e, da subito, mi sono appassionato ed interessato alla sua realtà: ho infatti appreso che oltre al fatto di essere un calciatore professionista, Ilde si occupa anche dei bambini in difficoltà attraverso l'associazione "Gol Solidari Andorra". Non solo, colleziona maglie da calcio esattamente come me ed ha un passato nel campionato italiano tra le fila della Triestina.
Ecco di seguito quindi le domande che ho rivolto ad Ildefons Lima.

1) La tua carriera è lunga e ricca di successi importanti. Cosa si prova ad essere Capitano di una nazionale come Andorra e quale pensi sia stato il miglior momento della tua carriera?
Sono molto orgoglioso di esserne il capitano, sono parte di questa nazionale dalla sua seconda partita internazionale nel lontano 1997 e dopo tanti momenti vissuti insieme per me è un motivo di orgoglio.

2) Da come si può vedere dal tuo profilo Instagram, anche tu come me collezioni maglie da calcio. Quante ne hai? Ce ne hai una che ha una storia particolarmente importante?
Ne ho intorno a 7-800 maglie. Bale, Cr7, Shevchenko, Bale, Hazard, Del Piero, Nedved... ho particolare affetto per una maglia della Yugoslavia regalatami da Bruno Conti.

3) Segui una fondazione per aiutare i bambini chiamata "Gol Solidari". Come opera la fondazione e come è possibile dare una mano?
Abbiamo creato golsolidari per aiutare bambini con diverse problematiche qui da noi in Andorra. Con la raccolta di maglie e materiale di sportivi, facciamo aste, tra poco apriamo il sito web, e tutto quello che si guadagna va a diverse associazioni che hanno cura dei bambini.

Un grande ringraziamento a Ilde e un grosso in bocca al lupo a lui e alla sua attuale squadra, l'Inter Club d'Escaldes in Andorra, per la stagione in corso.
Di seguito i profili Instagram di Ildefons Lima e Gol Solidari!!

sabato 17 novembre 2018

Interismi con Ciccio Colonnese

Francesco Colonnese, noto a noi tifosi interisti come "Ciccio", è stato parte di una squadra che ha saputo regalarci diverse soddisfazioni, tra cui la vittoria della Coppa Uefa 1997/'98 a Parigi, sotto la guida di Ronaldo in campo e Simoni in panchina.
Nato a Potenza, nella sua lunga carriera da difensore marcatore ha vestito diverse maglie oltre alla nerazzurra, tra cui quella del Napoli, della Lazio e del Siena (per citare solamente le più importanti).
Di recente ha nuovamente vestito la maglia interista per Inter Forever, un onore che spetta alle leggende del club meneghino!
Girando per Instagram sono incappato nel suo profilo, @ciccio_colonnese, in sostanza Colonnese da la possibilità a tutti i tifosi di interagire con lui e porgli diverse domande a cui spesso e volentieri risponde con grande disponibilità.
Di certo non potevo lasciarmi perdere la possibilità di chiedere qualche curiosità ad uno dei miei difensori preferiti di sempre.
La prima volta gli ho chiesto quale fosse la sua maglia preferita tra quelle indossate: la risposta è stata eloquente, una sua foto con la terza divisa dell'Inter del 1997/'98 che, per inciso è anche la mia preferita.


Si tratta di una maglia firmata Umbro a strisce orizzontali grigio nere ed inserti blu. Logo Inter, Umbro e Pirelli sono di colore giallo, così come il lettering. Evidentemente anche a Francesco è rimasta nel cuore quella grande cavalcata fino al sollevamento della Coppa Uefa.
Il secondo quesito che gli ho posto è stato proprio all'indomani della vittoria del Manchester United sulla Juventus: "Cosa ha fatto si che Mourinho tornasse a Manchester coi 3 punti?"


La risposta è stata da vero nerazzurro: "Mourinho ha vinto soffrendo ma rimanendo sempre in partita! Con i cambi ha portato a casa i 3 punti".
Inoltre ha postato la foto dell'esultanza del Manager dei Red Devils al centro dell'Allianz Stadium.
Trovo che sia molto bello poter interagire attraverso i social coi calciatori che si son sempre seguiti. Ciccio Colonnese ne è un esempio e con le sue risposte viene sempre incontro ai tanti tifosi e appassionati di calcio!!

sabato 17 marzo 2018

Maurizio Coppola, cuore biancoscudato!

Torniamo ad un caldo pomeriggio di giugno nel 1994, tutta l'attenzione di migliaia di tifosi scatenati è su un rettangolo verde di Cremona dove due squadre si stanno contendendo una posta molto alta, la promozione in Serie A.
Il match è in equilibrio, 1-1, azioni da una parte, contropiede dall'altra.
Sono 32 anni che il Padova, per l'occasione in maglia rossa, non approda nel massimo campionato italiano, il Cesena d'altro canto non vuole passare da vittima sacrificale e vuole accontentare quella massa bianconera di romagnoli che li ha seguiti fino al capoluogo lombardo.
E' il 69' minuto della gara e Maurizio Coppola, numero 4 biancoscudato, scambia il pallone, vede da molto distante i pali della porta cesenate, un colpo di destro ed il pallone è scagliato verso la rete. Il portiere Biato non se lo aspetta ma si tuffa in un disperato intervento, inutile.
Appena riapre gli occhi il pallone è in goal e Coppola sta correndo come un pazzo per tutto il campo verso la curva padovana, conscio di averla fatta grossa: sarà la rete che di fatto regalerà al Calcio Padova la Serie A, un goal che resterà nella mente e nel cuore di tutti i tifosi biancoscudati, quelli che come me non hanno avuto il piacere di poter vedere la partita possono vivere di epici racconti e grandi video su YouTube con il commento unico di Gildo Fattori, voce storica di fede patavina.
Ho avuto occasione di intervistare il decisivo centrocampista romano che, con molta disponibilità, ha risposto a tutte le domande che gli ho posto.
Ma prima ecco una foto che lui stesso ha condiviso di quel pomeriggio favoloso di Cremona.


1) Come è nata la tua passione per il calcio e quando hai pensato che sarebbe potuto diventare il tuo lavoro?
Sinceramente era iniziato come gioco, infatti se vedi la mia carriera ho fatto tutte le categorie dalla 1a Categoria alla Serie A.
Ho pensato che sarebbe potuto diventare il mio lavoro quando ho vinto il campionato di Serie D e mi sono affacciato al professionismo: li ho detto "Vabbè, proviamoci!"

2) Chi erano i tuoi campioni da ragazzo e a chi ti ispiravi?
Essendo tifoso della Roma i miei campioni a quei tempi erano i Bruno Conti, i Di Bartolomei, Ancelotti, quelli che insomma vedevo come idoli da ragazzino. Anche Pruzzo: vedi, essendo di Roma ti ispiravi molto ai giocatori della squadra e della città di cui eri tifoso.

3) Qual'è stata la partita che non potrai mai dimenticare?
Diciamo che è facile dire qual'è la partita più importante, però ne voglio comunque mettere due perchè nella carriera calcistica ci sono tante partite importanti però due nella mia sono quelle fondamentali: l'esordio in Serie A che ho fatto con il Cagliari all'Olimpico contro la Roma e soprattutto la partita di Cremona. Quella di Cremona mi ha fatto rimanere nella storia della società Calcio Padova, la ricordo sempre con piacere, quando rivedo quelle immagini mi emoziono, vedere la gioia di una città e del popolo padovano è stata una gioia indescrivibile! Non la potrò mai dimenticare, essere apprezzato ancora quando vengo su a Padova mi riempie di gioia e di orgoglio.

4) Quale aspetto della vita del calciatore ti manca di più e quale invece ne fai volentieri a meno?
Quello che mi manca del calciatore è un pò tutto, diciamo lo spogliatoio così come la preparazione la domenica, la partita, il ritiro, lo stare insieme: una volta nei ritiri non c'erano i telefonini, si giocava a carte, si collaborava, si pensava alla partita del giorno dopo. Adesso è tutto diverso, i calciatori si chiudono nelle camere e stanno per i fatti loro. Quello che mi manca di meno direi niente, il calcio mi manca anche se mi occupo ancora di questo settore con una scuola calcio a Roma che gestisco. Faccio l'allenatore della rappresentativa del girone G della Serie D, quindi sono ancora nel mondo del calcio. Ho fatto anche l'allenatore fino alla Serie D, forse l'unica cosa che non mi manca è il fatto che per fare l'allenatore devi tra virgolette "portare lo sponsor", quelli bravi purtroppo non allenano più se non hai qualcosa di importante dietro.

5) Qual'è la maglia più bella che hai indossato e quella a cui sei più legato?
La maglia più bella è quella di dove son stato più anni cioè quella del Padova. Per me, come tifoso, dopo la Roma viene il Padova. Anzi, diciamo anche allo stesso livello! Quando il Padova tornerà in Serie A sarò tifoso proprio del Padova, questo è sicuro. Sono legato a questa maglia e alla maglietta che ci ha portato in Serie A. Perciò solo e sempre Forza Padova!!

domenica 24 dicembre 2017

Luca Nerazzurro ci racconta l'Inter su YouTube!!


Qualche mese fa cercavo su YouTube qualche contenuto legato alla mia squadra del cuore, l'Inter, e casualmente sono incappato su un canale che da subito mi ha interessato, Luca Nerazzurro.
Inutile dire che il tema principale del canale di Luca, ragazzo di 23 anni che frequenta assiduamente la Curva Nord e l'ambiente interista in genere, è proprio la squadra nerazzurra di Milano: analisi di partite, pronostici con FIFA, Live reactions, pre e post partita, tutto ciò costituisce il palinsesto di un canale giovane ma decisamente in crescita.


Ad oggi gli iscritti sono più di 20 mila, già una piccola comunità con in comune la grande passione per una squadra che quest'anno, se escludiamo le ultimissime uscite sta facendo molto bene sotto la guida esperta di Spalletti.
Continuando a vedere i video di Luca ho maturato la curiosità di rivolgergli quelle 4-5 domande che ad un interista è quasi d'obbligo fare, domande che per altro si legano con i temi che tratto abitualmente tra le pagine del mio blog.
Con molta disponibilità ho ricevuto anche le risposte di Luca, eccole di seguito!

1) Qual'è stato il primo contatto che hai avuto con l'Inter?
Il primo "contatto" con l'Inter, se parliamo a livello di lavoro .. beh ci spero sempre che mi possano chiamare un giorno in qualche mansione da ufficio ahah mentre per quanto riguarda da tifoso, beh, semplice, quando il mio idolo Batigol venne all'Inter!

2) Quale sarebbe l'11 ideale della storia nerazzurra (allenatore compreso) e qual'è il tuo giocatore preferito di tutti i tempi?
L'11 ideale è davvero una mazzata da fare, diciamo che lo faccio sui giocatori che ho vissuto per riuscire a trovarne solo 11!
Handanovic; Maicon, Zanetti, Skriniar, R. Carlos; Cambiasso, Veron, Figo; Sneijder; Ronaldo, Milito. All: Mou

3) Ci dici qual'è stata la prima maglia interista che hai avuto e quale il primo autografo che sei riuscito a farti fare?
La prima maglia arriva direttamente dal 1989, anno importante per noi, in eredità da mio papà! Come primo autografo, forse mi son svegliato "tardi" per pedinare i calciatori ma è stato quello di Milito nel 2008!

4) Ci descrivi le emozioni della tua prima volta a S. Siro?
Ogni volta è un brivido forte! Ogni volta è come la prima volta! (E avrò visto oltre 200 partite in casa ahah)

5) Quanto ti ha aiutato la passione per l'Inter con il tuo canale "Luca Nerazzurro"?
Non ho intenzione di svendere la mia persona per dei numeri in più. io sono un normalissimo tifoso e come tale voglio restare!
Se non piaccio alla gente? Amen.. tiferanno altre squadre ;)

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domenica 2 aprile 2017

Inviati speciali: Inter e Premier League

Forse ai più questo post potrà sembrare un pò strano, tuttavia attraverso le righe spiegherò una nuova iniziativa che da questo weekend interesserà il mio blog.
Prendendo spunto da Jeffrey, un orsetto di peluche con la divisa dell'Inter che mi ha regalato Chiara per il mio compleanno, ho deciso che in occasione di ogni partita dei nerazzurri, attraverso l'account twitter @MyFootbalLand, andrò a pubblicare un resoconto del match appena giocato. L'hashtag per visualizzare tutte le opinioni di Jeffrey sarà #InterJ!!


Mi è piaciuta l'idea di poter considerare come inviato questo orsetto che risulta tanto simpatico e fare in questa maniera un riassunto di ogni partita che giocano i nerazzurri con curiosità e avvenimenti speciali!!
Allo stesso modo ho deciso di pubblicare un tweet anche sulla Premier League, questa volta ad esprimere la propria opinione sarà l'agnella Cibi, tifosissima del Manchester United come dimostra la collana con la magliettina dei Red Devils. Cibi mi è stata regalata sempre da Chiara in occasione del mio 21esimo compleanno ed è sempre accompagnata da Amoreuse, un gatto nero super tifoso del Fulham!! Sia la collana del MUFC che il cappellino e la sciarpa del Fulham FC sono state create da Chiara appositamente per i nostri due inviati!!


Per seguire tutte le opinioni sul massimo campionato inglese da questo weekend l'hashtag da utilizzare sarà #MOTC !!


domenica 19 febbraio 2017

Una domanda a Skippy Inter!!

Del mercato di riparazione interista di quest'anno non ci sono stati particolari sconvolgimenti, alcune pedine della rosa sono state cedute come Ranocchia, Felipe Melo e Gnoukouri, per quanto riguarda invece i movimenti in entrata si registra l'importante ingaggio di Roberto Gagliardini dall'Atalanta!!
Poco scalpore ha fatto invece l'acquisto a titolo di prestito di Trent Lucas Sainsbury, di seguito raffigurato da Chiara.


Io in primis mi son chiesto chi mai fosse questo ragazzo proveniente dallo Jiangsu Suning.
Mi sono documentato in internet ed è venuto fuori che in realtà l'australiano, primo di questa nazione a vestire la maglia nerazzurra, è un forte difensore centrale, probabilmente uno dei profili più interessanti del calcio asiatico e oceanico!!
Onestamente la curiosità di conoscerlo meglio era tanta, l'Inter su questo è stata impeccabile: ha subito organizzato un #askSainsbury su Twitter, in modo che i tifosi avessero la possibilità di rivolgere le proprie domande al neo interista!
Mi ha fatto sorridere leggere il suo soprannome, Skippy, preso dal protagonista di un cartone che era guarda caso un canguro..
La mia è stata invece una domanda legata all'ambiente Inter in questo suo primo periodo alla Pinetina, sono stato felicissimo di ricevere la sua risposta!!


Giusto un paio di sere prima avevi scritto ad Ilaria, la responsabile social dell'Inter chiedendo se avrebbe fatto degli #ask ed eccomi accontentato!!
Speriamo che Sainsbury in questi 6 mesi milanesi abbia occasione di ritagliarsi qualche presenza con la prestigiosa maglia nerazzurra!!

domenica 28 agosto 2016

Curiosità sull'Inter Summer Tour

Estate veramente piena di impegni per l'Inter, come ormai da un paio a questa parte i giocatori si son ritrovati, dopo il ritiro di Brunico, a viaggiare in lungo e in largo per il mondo a giocare impegnative amichevoli con squadre blasonate del calibro di Bayern, Tottenham e Estudiantes!
La cosa bella è stata che l'account twitter nerazzurro ha dato la possibili ai tifosi di rivolgere alcune domande ai protagonisti di questa estate interista!!
Attraverso l'hashtag #AskPalacio, ho fatto un paio di domande all'attaccante argentino, all'Inter dal 2012! Ecco di seguito le risposte.

AM: Una considerazione: grazie per essere sempre  così disponibile nei confronti di noi tifosi.

RP: Mi piace che siate contenti e mi ricordo di quando da ragazzino volevo fare le foto coi giocatori ;-)




AM: Qual'è stato il momento più bello di questo inizio di preparazione tra Brunico e States?

RP: I momenti più belli sono le partite, in allenamento lavoriamo molto e si soffre un po'




Una settimana più tardi è stata la volta di Gary Medel che, con molta pazienza e simpatia si è messo a rispondere ai fans interisti, me compreso e questa volta l'hashtag era #AskMedel.

AM: Qual'è il tuo piatto preferito cileno e italiano?

GM: Quello cileno il pollo al sugo con puré, mentre quello italiano la pasta!




AM: Qual'è lo stadio più bello nel quale tu abbia giocato?

GM: La Bombonera e San Carlos de Apoquindo




Chiara è anche riuscita ad immortalare un'immagine su snapchat del Pitbull che risponde ai tweet attraverso il pc.